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Tra storia e cinema: quando il fascismo tassava gli scapoli

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Nello splendido film di Ettore Scola Una giornata particolare, Gabriele, interpretato da un indimenticabile Marcello Mastroianni, è un omosessuale condannato al confino e annunciatore alla radio, colto e distinto, che incontra casualmente Antonietta, interpretata da una magistrale Sofia Loren, una moglie e madre di una numerosa famiglia italiana. La vicenda è ambientata durante il periodo della dittatura fascista. Sullo sfondo della narrazione si snoda uno dei grandi avvenimenti dell’Italia del ventennio cioè il giorno dell’arrivo di Hitler a Roma, il 6 maggio 1938.

Le vicende storiche, oltre a fare da cornice all’opera cinematografica, irrompono anche in particolari momenti del film. Uno di questi momenti è quando Gabriele svela di non essere sposato e di dover pagare, per questo, la tassa sul celibato. E dopo l’ammissione lo stesso Gabriele aggiunge amaramente: ‘come se la solitudine fosse una ricchezza’. Il riferimento qui è alla imposta sui celibi.

La tassa viene istituita con Decreto Regio il 19 dicembre ma la sua applicazione è disciplinata con successivo Decreto Regio del 13 febbraio 1927 n. 124 e poi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale alcuni giorni dopo. La legge, si legge nel testo, è emanata con una «duplice finalità, demografica e fiscale» e introdotta come «sanzione giuridica della riprovazione morale del celibato, salvo i casi che lo giustificassero».

L’imposta colpisce tutti i celibi «dai 25 ai 65 anni, con una quota integrativa in ragione del reddito complessivo, applicata con criterio progressivo». Seguiva poi la ripartizione delle quote: «lire 35 annue per i celibi tra 25 e 35 anni; lire 50 annue per i celibi tra 35 e 50 anni; lire 25 annue per i celibi tra i 50 e i 65 anni.» Dai 66 anni in su scattava l’esenzione del pagamento della tassa. Con la fine della dittatura fascista, la legge viene poi abolita dal governo Badoglio il 27 luglio 1943.

Foto di repertorio 

 

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