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Cronaca

Roma, molti negozi riconvertiti per la vendita delle mascherine: prive di certificazioni o falsificate

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Continua l’impegno in prima linea dei Carabinieri del NAS per fronteggiare il COVID-19. Il servizio dei militari dell’Arma non solo è teso a far rispettare i provvedimenti delle Autorità per il contenimento dell’epidemia, ma anche a individuare e punire coloro che approfittano dell’emergenza per commettere irregolarità commerciali.

Ancora irregolarità riguardanti le mascherine a Roma

Il NAS di Roma sta effettuando dei controlli finalizzati a verificare la provenienza di alcuni dei dispositivi per la protezione individuale venduti nella capitale. Le indagini dei Carabinieri hanno già portato alla luce alcune gravi irregolarità. In un caso, infatti, i militari hanno scoperto che 500 mascherine rinvenute presso una farmacia erano state prodotte all’interno di una tipografia, ove sono stati sequestrati altri 1.000 dispositivi per la protezione delle vie respiratorie, tutti posti in commercio senza rispettare i requisiti di sicurezza previsti dalla normativa vigente.

In un altro caso, invece, il NAS romano ha scoperto che le 100 mascherine vendute presso una farmacia provenivano da una società all’ingrosso per il commercio di abbigliamento e accessori alla moda, che non aveva esitato a falsificare alcune delle sue certificazioni. Nel corso delle indagini i Carabinieri, con la collaborazione dell’Agenzia delle Dogane, hanno bloccato la distribuzione di altre 40.000 mascherine del medesimo lotto, che rischiavano di essere poste in commercio grazie a un test di conformità fasullo.

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Durante un altro accertamento, infine, gli Ispettori del NAS di Roma hanno sequestrato 241 mascherine, vendute all’interno di un negozio di articoli per la casa, che le commercializzava nonostante la totale assenza di documentazioni o etichette che ne certificassero la sicurezza.
Per le irregolarità accertate il NAS di Roma ha deferito due persone all’Autorità Giudiziaria.

Foto di repertorio

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