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Infanzia, presentata nel Lazio la prima legge sul sistema integrato di educazione e istruzione da 0 a 6 anni

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E’ stata depositata oggi alla Pisana, prima firmataria Eleonora Mattia (Pd), presidente della IX Commissione consiliare permanente Pari opportunità, e Salvatore La Penna (Pd) la proposta di legge cosiddetta “0/6”, composta da 9 capi e 52 articoli e contenente ‘Disposizioni in materia di sistema integrato di educazione e istruzione per l’infanzia’.

“Siamo la prima regione in Italia – afferma Eleonora Mattia – a prevedere, dando seguito a quanto stabilito dalla riforma sulla cosiddetta “Buona Scuola” (legge 107/2015 e dal D.lgs 65/2017), l’istituzione di un sistema integrato di educazione e di istruzione dai primi mesi di vita fino a 6 anni, costituito da asili nido e servizi educativi per l’infanzia, per garantire alle bambine e ai bambini pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali.

In questo modo puntiamo anche alla conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori, nonché alla promozione della qualità dell’offerta educativa e della continuità tra i vari servizi educativi e scolastici e la partecipazione delle famiglie. Saranno, in particolare, promossi e sostenuti i coordinamenti pedagogici territoriali in un’ottica di costruzione di una rete di tutti i servizi dedicati alla fascia dai primi mesi fino ai 6 anni di età (asili nido, servizi integrativi, scuole di infanzia, pubbliche e private) prevedendo anche la formazione attraverso il piano nazionale dei finanziamenti”.

“Nel redigere la proposta di legge – precisa la Mattia – ci siamo confrontati con i rappresentanti degli operatori, dei comuni e dei soggetti coinvolti a vario titolo, definendo quattro principi fondamentali:

1) lo sviluppo unitario delle bambine e dei bambini, mediante la continuità educativa e scolastica, evitando che il passaggio da un ciclo di istruzione all’altro sia di ostacolo a tale processo;

2) il sostegno alle famiglie, prime e fondamentali istanze educative delle bambine e dei bambini, coinvolgendole nella definizione delle scelte educative;

3) la riduzione, fino all’eliminazione, degli svantaggi culturali, sociali e relazionali attraverso l’integrazione e l’inclusione dei piccoli utenti dei servizi, senza alcuna distinzione;

4) l’utilizzo, nei servizi educativi, di personale altamente qualificato e laureato nelle classi di laurea dedicate, garantendo la formazione continua in servizio ed il lavoro di squadra, sia nel singolo servizio che nell’accezione più ampia del territorio dove si trova localizzato”.

“Tra i criteri di ripartizione dei fondi a favore dei comuni, – sottolinea la presidente della IX Commissione – ho voluto inserire specifiche premialità sia per i Comuni montani e semimontani, sia sulla base del numero di bambini con disabilità“.

 

 

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