Attualità Colleferro, si concretizza il No al rinnovo delle autorizzazioni per gli inceneritori

Published on maggio 17th, 2016 | by Alessandro Coltrè

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Inceneritori di Colleferro: C’è chi vuole chiuderli e chi è pronto a potenziarli

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Avviare una seria discussione per dismettere gli inceneritori o attivare tutte le procedure per rilanciarli?

C’è chi li rifiuta. Se ponessimo il quesito ai movimenti ambientalisti e ai cittadini della Valle del Sacco, la risposta arriverebbe chiara e decisa: bisogna spegnerli perché da quando sono attivi non hanno consegnato alcun beneficio ma soltanto problemi ambientali e sanitari.

Questa risposta è frutto di una coscienza ambientalista che, negli ultimi anni, ha fatto diventare centrali le questioni ambientali e i problemi legati all’inquinamento, divulgando le criticità sociali prodotte dall’economia della monnezza a Colleferro e in tutta la provincia.

Non sono gli ambientalisti ma i rapporti scientifici (come il rapporto epidemiologico ERAS www.eraslazio.it) a imputare agli inceneritori l’aumento di ricoveri ospedalieri per gravi patologie.

Non sono gli ambientalisti ma la magistratura ad aver aperto un processo penale per traffico illecito dei rifiuti dopo gli arresti avvenuti agli inceneritori il 9 marzo del 2009.

Le manifestazioni degli ultimi anni, le conferenze con medici ed esperti, le innumerevoli iniziative nella Valle del Sacco e a Roma sugli inceneritori di Colleferro, dimostrano come l’opposizione alle due ciminiere di Colle Sughero sia espressione di una solida lotta territoriale con la quale è ormai inderogabile il confronto.

La posizione dei sindaci.

Se ponessimo la stessa domanda ai sindaci della zona, la risposta sarebbe orientata per la chiusura degli inceneritori.

I sindaci , rappresentanti istituzionali più vicini alle comunità, sono -chi più, chi meno- consapevoli della necessità di trovare una soluzione ottimale per la gestione dei rifiuti, scongiurando l’ipotesi dell’ammodernamento (detto anche Revamping) degli inceneritori di Colleferro.

Dopo aver preso parte alla manifestazione RIFIUTIAMOLI del 9 aprile e dopo gli incontri in Regione con LazioAmbiente e l’assessore regionale Mauro Buschini, i primi cittadini hanno firmato un comunicato congiunto che conferma la loro contrarietà all’utilizzo degli inceneritori come soluzione al problema dei rifiuti.

A noi sindaci – si legge nel comunicato firmato dai primi cittadini di Colleferro, Carpineto Romano, Gavignano, Gorga, Segni, Genazzano, Olevano Romano e Artena – viene prospettato lo scenario di mantenere attivi gli impianti di Colleferro e San Vittore per altri 10 anni senza minimamente parlare del gassificatore di Malagrotta perché con la campagna elettorale alle porte a Roma non conviene affrontare questo argomento.
A tale scenario e prospettiva esprimiamo ferma contrarietà.
Rimanere Comuni serviti da Lazio Ambiente o diventarne soci significa essere parti attive nella realizzazione delle scelte che cambieranno radicalmente la gestione dei rifiuti di un territorio compromesso a livello ambientale altrimenti, non ce ne sarebbe ragione, visti anche i costi del servizio.

Le dichiarazioni dell’assessore all’ambiente di Colleferro Giulio Calamita

Sostanzialmente ai sindaci non interessa il rilancio degli inceneritori, sopratutto al sindaco di Colleferro.

Per l’amministrazione di Colleferro sono soltanto un’insopportabile eredità che sta tentando di debellare e di arginare con azioni legali e amministrative.

“A seguito dell’incontro avuto in Regione Lazio riguardo il futuro di Lazio Ambiente – dichiara l’assessore all’ambiente di Colleferro Giulio Calamita- si compone uno scenario fatto di luci ed ombre”.

“C’è da sottolineare -continua Calamita- il fatto che il nuovo management della società sta portando idee innovative vicine a quelle espresse da questa amministrazione.

Tuttavia alle parole devono seguire fatti concreti e non capiamo come una spinta del genere verso le nuove strategie di gestione dei rifiuti possano collimare con la proposta di fare un revamping degli impianti di incenerimento presenti sul territorio.

Se Lazio Ambiente deve cambiare deve farlo in tutti i sensi.  Oggi non è vista di buon occhio dai cittadini del territorio, sia per la gestione dei rifiuti non ottima che svolge, sia per la presenza dei suoi impianti su un territorio delicato ed ambientalmente e sanitariamente compromesso. La vera svolta, che potrebbe rendere veramente credibile il progetto in fase di definizione in questi giorni dal nuovo management, è quella che passa per una rivisitazione totale degli impianti presenti sul territorio. Per arrivare a questo risultato occorre condividere le scelte col territorio, con i Sindaci e le associazioni ambientaliste presenti.

Non è accettabile oggi parlare di revamping ed ulteriore vita degli impianti perché la comunità chi qui ci abita ha già pagato il prezzo della presenza di due inceneritori.”

All’ombra della capitale

Se ponessimo la domanda nei palazzi regionali e in genere negli ambienti romani? Non otterremmo una risposta chiara anche se è palese lo scenario che la Regione Lazio ha in mente: bandire una gara pubblica per l’acquisizione degli inceneritori per poi effettuare il revamping.

L’assessore Buschini parla di un funzionamento degli inceneritori per altri cinque anni. Sembra un periodo irrealistico. Quale azienda investirebbe risorse per poi chiudere la struttura tra cinque anni?

Roma ha tutto l’interesse a mantenere attive due ciminiere a due passi dall’autostrada e all’ombra della capitale.

Ne da’ conferma il candidato a  sindaco di Roma del Partito Democratico, Roberto Giacchetti che, in un’intervista rilasciata a “Il Tempo” dice di voler incrementare i livelli di raccolta differenziata e di far funzionare al meglio gli impianti di Colleferro e San Vittore.

Da quando sono funzionanti, gli inceneritori di Colleferro non hanno mai bruciato immondizia di Colleferro o dei comuni limitrofi ( dato che finiva per lo più in discarica) ma hanno sempre utilizzato CDR (combustibile da rifiuto) proveniente da Roma o da altre regioni.

Se domani gli inceneritori chiudessero, Colleferro, Artena, Valmontone, non avrebbero mucchi di spazzatura in più per le strade.

Diverse volte invece, quando le strade romane sono state invase dai rifiuti, l’Ama dava come giustificazione quella di “inconvenienti tecnici” agli impianti di Colleferro.

Siamo a metà maggio del 2014 con i secchioni della capitale colmi di rifiuti e l’Ama comunicava:
è stata la temporanea chiusura per manutenzione straordinaria di una linea dell’impianto di termovalorizzazione di Colleferro la causa dei rallentamenti del servizio di raccolta dei riifuti. L’intervento di manutenzione, infatti, limita fortemente la capacità di conferimento del combustibile da rifiuti prodotto negli impianti romani di trattamento meccanico biologico, provocando un allungamento dei tempi di giacenza dei rifiuti indifferenziati all’interno delle strutture e un rallentamento nei processi di valorizzazione e smaltimento“

La linea di demarcazione è ben visibile: da una parte un territorio che non vuole essere di serie B, dall’altra un’istituzione regionale e un governo che, forti della deriva centralista creatasi, sono pronti a tenere attivi gli inceneritori.

I tavoli in regione proseguono e di certo, nei prossimi mesi ,sul futuro degli inceneritori non ci si potrà congedare con una domanda.


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2 Responses to Inceneritori di Colleferro: C’è chi vuole chiuderli e chi è pronto a potenziarli

  1. Lo studio Eras dice tutt’ altro, e sopratutto l’ attribuzione agli inceneritori é arbitraria. Tra l’ altro il dato riportato: 0.02 ng/m3 per le PM10 é ben 100000 volte più basso del limite di legge.

  2. Lo studio della coorte dei residenti nell’area di Malagrotta ha evidenziato un quadro di
    mortalità tra le persone più esposte in gran parte sovrapponibile con quello di
    riferimento. Tuttavia, sono stati riscontrati, sia per la mortalità e soprattutto per le
    ospedalizzazioni, eccessi di rischio per malattie respiratorie, cardiovascolari e per
    alcune forme tumorali. Alcune delle associazioni emerse, considerando la distanza
    dagli impianti o la concentrazione stimata degli inquinanti scelti come traccianti (H2S,
    SOX e PM10), sono potenzialmente attribuibili all’inquinamento prodotto nei passati
    decenni dagli impianti industriali presenti nell’area, ma è molto difficile determinare
    quali sono le emissioni (e di conseguenza gli impianti) che ne sono maggiormente
    responsabili.

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