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Tivoli, l’appello di Daniel Prosperi (Italia in Comune): “Cittadini abbandonati, torniamo a pensare al territorio”

<Esistono due paure nella società di oggi, che hanno affiancato quelle ancestrali: gli immigrati e la Lega. La maggioranza della popolazione percepisce l’estremo bisogno di affibbiare a tutti gli immigrati, indistintamente, il titolo di pericoloso delinquente. Il restante popolo che si erige a intellettuale, capace, mentalmente pulito, che ha talmente a cuore le istituzioni democratiche al punto di aver taciuto nei confronti di compagni di (s)partito che le hanno depauperate insieme alle tasche degli italiani. Dovrebbero tacere, iniziare un percorso di autocritica e la messa in discussione già prima che lo facciano gli altri. Che poi, a dirla tutta, vorrei sapere chi siano ogni volta questi “altri”>. Parole e riflessioni del membro di Italia in Comune Daniel Prosperi, che affida a una lettera aperta il suo pensiero riguardo lo stato attuale della società italiana, arrivando ad analizzare nel dettaglio la situazione vigente a Tivoli.

<Nella nostra ridente cittadina fondata sull’estremizzazione italica, con il carico perbenista, egoista, “orticellista”, si stanno avvicendando situazioni paradossali di contrapposizione post-post-ideologica fondata sul nulla. Non ho mai sentito qualcuno che dica “io sto con la città e i suoi orgogliosi cittadini” “io sto con i cittadini di Bagni, che vedono molto ma molto meno delle tasse che pagano per mantenere servizi resi senza alcuna pianificazione territoriale. Continuo a non sentire alcuno che parli di cosa abbia veramente bisogno la gente di Tivoli, ma solamente “io me metto con…”, in pieno stile matrimonio a Las Vegas purché si parli di me e mi ritrovi dentro il Palazzo, nella stanza dei bottoni. E dei bottini.

Io continuo a ribadire a gran voce, lo dirò in ogni occasione utile anche fuori da questo social, vi rendete conto di quanto siate ridicoli, perversi e incapaci di esprimere la voce del popolo sovrano? Ogni tanto li guardate i vostri figli per dire loro “guarda a papà/a mamma, questo l’ho fatto fare io, per il tuo futuro”? Cosa avete lasciato in eredità alla vostra comunità? Cosa volete ancora lasciare, essendo sempre voi gli stessi di un vortice fallimentare in cui avete piombato una città che viveva negli anni ’80 e ’90 non solo gli anni d’oro di un’Italia che credeva ancora nel futuro, ma l’esercizio più bello, più puro, più sano dell’ambizione collettiva, il motore propulsore di una vera e propria rinascita.

Rimango perplesso che un progetto serio e concreto di territorialità si attui sul frenare gli attuali elementi moderati della Neo Lega Tiburtina, nata l’altro ieri, senza pensare invece che là fuori dal palazzo, dalle case, esistano persone, esseri umani che hanno il diritto e il dovere di sentirsi a casa nella propria città, in ogni luogo di essa. Non posso non pensare alla mia amica Francesca che continua ad essere inascoltata e sola per l’assenza di una vita nel pieno centro storico, dove è carente anche uno straccio di punto luce in più. Non posso non pensare a quei (pochi, fortunatamente) bambini che nelle scuole mi dicevano che i genitori stessi non rispettano l’ambiente.  Non posso non pensare a Mimmo che non può aprire un parco pubblico. Non posso non pensare a Marco che si vede snobbato da partecipazioni ad eventi storici perché non fa parte di un’associazione registrata. Non posso non pensare ad amici che hanno perso il lavoro e sono abbandonati dalle istituzioni democratiche. Non posso non pensare che cittadini di Bagni siano lasciati abbandonati senza fare uno straccio di protocollo d’intesa per l’acquisizione di case costruite su terreni che l’Asl non ha mai preso in considerazione, come il Comune stesso. Non posso non pensare alla situazione di dipendenti comunali, spesso accusati di negligenza, che non hanno mai ricevuto un appoggio serio e concreto da nessuno, vivendo in luoghi anche troppo spesso inadatti ad un sereno rapporto umano con la cittadinanza e con le espressioni di essa. Non posso non pensare che non esista alcuno che presenti un progetto per la città, che abbracci tutte le realtà, che sappia approcciare ai problemi dei cittadini con SOLUZIONI.

Sulle macerie della società contemporanea, non possiamo sempre stare a guardare dall’alto ma dobbiamo cadere in basso, accanto a chi ci sta, a chi vive in maniera anche troppo silente e in solitudine per la paura del giudizio degli altri o per mera sfiducia verso chiunque. Dobbiamo ripulire questi brandelli di disumana distruzione sociale, fondato sul mero odio antitetico, con una seria concentrazione di forze esclusivamente per il bene comune, amando il territorio, amalgamando le esigenze personali a quelle collettive. Il come sta anche nel linguaggio, nel saper parlare con un po’ di cuore e meno con la mente in quanto essa, spesso, ci porta ad un’afasia sempre più imperante. Perché devo continuare a sentire coetanei che fuggono Tivoli per la tristezza diffusa che emette nella quotidianità a causa di un’incapacità meramente personale di chi si erige come superiore a chiunque altro? Io non voglio che la città nostra muoia, non voglio che di Tivoli ne vengano banalizzate le bellezze, talvolta addirittura offuscate e annichilite da personalismi sempreverdi.

Se la città muore, definitivamente, essa porta con sé anche i filistei. Ma non ci sono piccoli Sansone insieme ad essi, esistono solo tanti piccoli uomini che insieme constano un unicum raro, il sonnifero per la ragione. Intanto i giovani che si sono battuti per essa, come Giuliano Girlando, osannati ipocritamente solo ora per la scelta coraggiosa di andar via ma denigrati fino a ieri, muoiono dentro per alimentare la vita dei vecchi di mentalità vetuste, senza visione, senza coraggio, senza amore, se non verso l’appagamento del proprio ego.

Non sono dotato del dono della sintesi, è vero, ma questo scritto è un invito a sapersi ascoltare, a saper ascoltare generazioni. Perché senza confronto, quindi senza dialogo, continuerà ad essere sempre peggiore il domani, il dopodomani e conseguentemente, aspettando Godot>.

Daniel Prosperi
Ultimo cittadino

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