Cultura

Anagni, Amleto in salsa piccante: ecco l’intervista al regista Giacomo Zito

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Di seguito riportiamo l’intervista fatta da Antonella Necci a Giacomo Zito regista di “Amleto in salsa piccante“:

E se Shakespeare avesse deciso di ambientare il suo Amleto nelle cucine reali del castello di Elsinor? Cosa sarebbe accaduto? Cosa si sarebbe potuto evitare?

Di sicuro nell’opera in due tempi “ Amleto in salsa piccante”l’autore ha evitato di mettere in scena i due personaggi più crudeli di quella tragedia: Claudio, il fratello del padre di Amleto, che lo avvelena ponendo alcune gocce di veleno nell’orecchio del fratello, proprio mentre lui dormiva all’ombra del frutteto, e Polonio, il fido consigliere nonché padre di Ofelia, che, complice del delitto, cerca di prevenire, spiandone le mosse, tutte le possibili vendette nei confronti del nuovo Re che dopo solo un mese sposa la cognata Gertrude e si appropria del trono di Re di Danimarca.

I due personaggi sono nominati di continuo,ma non entrano mai in scena. Sono due ombre. Polonio nascosto dietro ad una tenda che spia le chiacchiere di una cucina indaffarata, e Claudio, descritto come un riccio in calore, che interviene con i suoi richiami lontani per la Regina Gertrude. Una regina che annoiata della propria vita di corte, si attarda a parlare e a confidarsi con le cuoche e le aiutanti, in un corale e meridionale vigore,tutt’altro che nordicamente danese, dove la cucina, al centro della casa, costituiva,un tempo, come anche ai giorni nostri, l’anima della casa stessa,il covo delle emozioni,un misto di sapori, odori, chiacchiere,pianti e risate, che solo la cucina, con la sua umanità, poteva contenere.

Quando una sola parte di un immenso castello diviene il centro della scena, gli unici, indiscussi protagonisti saranno il cuoco e i suoi aiutanti.
Questa opera, che diviene dramma rispettando le regole dell’Amleto,è nata dalla penna contemporanea di Aldo Nicolaj, il quale, non solo fa ruotare tutta la tragedia di Elsinor attorno e all’interno delle cucine reali, ma attribuisce al team di cuochi una nazionalità ben precisa. Solo gli Italiani, con le loro diversità geografiche e le loro tradizioni culinarie potevano vincere un concorso per diventare i cuochi ufficiali alla corte del Re di Danimarca.
Alla faccia dei Francesi che da sempre si dichiarano i migliori cuochi al mondo.

E lo spirito nazionalista, soprattutto meridionale, del cuoco pugliese di nome Froggy ha animato lo spettacolo e il pubblico anagnino che ieri sera è intervenuto, sempre più numeroso,ad applaudire Giacomo Zito, che ha firmato la regia e tutti gli attori della compagnia teatrale Associazione Club Teatro Musica, insieme alla Bottega del Bernini.

Nell’intervista che Giacomo Zito mi ha rilasciato subito dopo lo spettacolo, e di cui vi allego il link( https://youtu.be/w_cMVW5a7qc), esce fuori che la motivazione a porre in scena uno spettacolo così bello e così variopinto si poteva ricollegare ai ricordi dell’infanzia, di quando, bambino, giocava e mangiava nella cucina di nonna Giuseppina. Gli occhi di Zito si illuminano a quei ricordi, ed esce fuori la veracità del suo carattere partenopeo, che, come lui dice, fa parte del suo DNA e che gli ha fatto amare il teatro fin da bambino.

La cucina di nonna Giuseppina viene descritta come un grande palcoscenico dove la gente reale assume toni e caratteristiche di grande fascino. Tanti ricordi che un bambino, “ deportato al Nord”, si teneva nel cuore, per sentirne ogni tanto il calore. Quale altra motivazione si vuole per giustificare questo brillante spettacolo all’interno del concetto di “ bellezza”, leit motiv del Festival del teatro Medioevale e Rinascimentale di Anagni in questa stagione 2017?