Roma – Ha i contorni di un piccolo giallo l?episodio avvenuto nella notte scorsa nel campo nomadi di Castel Romano, dove due uomini di provenienza balcanica di 30 e 40 anni sono entrati a folle velocità a bordo di una Fiat 500 XL a noleggio, forzando il posto di controllo delle pattuglie di Polizia Locale all’ingresso del campo.
La vicenda
Immediatamente inseguiti da una pattuglia del gruppo Sicurezza Pubblica Emergenziale, dopo un inseguimento durato alcuni minuti con tanto di slalom tra i moduli abitativi, trovata la via di fuga impedita, i due uomini hanno inizialmente deciso di barricarsi in auto, chiamando telefonicamente in aiuto decine di abitanti del campo.
Solo l’intervento di altre pattuglie e di equipaggi della polizia di stato hanno evitato che la situazione degenerasse, ciò nonostante uno dei fermati è riuscito a procurarsi la fuga colpendo violentemente con lo sportello dell’auto di servizio un agente, in seguito refertato con 5 giorni di prognosi, presso l’ospedale Sant’Eugenio.
Sui motivi del gesto sono in corso indagini: potrebbe esservi infatti relazione su una rapina avvenuta poco prima dell’episodio, che aveva visto due auto in fuga, una delle quali fermata da equipaggi della Polizia di Stato.
Il commento del Sindacato
Sull’ennesimo episodio di crominalità all’interno dei campi nomadi, sui rischi che si trovano a correre gli agenti che giorno e notte vengono impiegati a presidiare gli ingressi, è intervenuta la voce del SULPL (Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Locale) che in una nota del Segretario Romano Marco Milani ha dichiarato: “Dopo i lanci di pietre, di biglie d’acciaio, gli spari ed i danneggiamenti alle auto di servizio, questo ennesimo episodio dimostra i rischi e le criticitá cui sono esposti gli agenti di Polizia locale che giorno e notte in numero esiguo e privi di strumenti idonei, vengono chiamati a presidiare l’ingresso di campi in quelli che sindacalmente definiamo servizio vetrina o piantonamento si facciata.
Si intervenga piuttosto con efficacia all’interno dei campi valutando legittimitá di presenze, legalità ed il mantenimento dei requisiti di assistenza, come ai tempi del Comandante Antonio Di Maggio. Oltre a far lavorare gli agenti in condizioni di Sicurezza, chiediamo per gli stessi a Sindaci e Governo le medesime garanzie giuridiche, previdenziali ed assistenziali dei colleghi delle altre forze dell’ordine. I nostri non valgono meno di altri”, concludono dal Sindacato.
Per dovere di cronaca, e a tutela di eventuali indagati in caso di indagini, ci teniamo a ricordare che quanto detto non equivale a una condanna. Le prove si formano in Tribunale e l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio. Resta dunque valida la presunzione di non colpevolezza degli indiziati.
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