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Omicidio Willy, Marco Bianchi scrive una lettera: “Io e Gabriele siamo ragazzi di cuore”

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Marco Bianchi, uno degli accusati dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte, continua a gridare la sua innocenza. L’agenzia Adnkronos ha riportato una lettera indirizzata proprio alla redazione.

Parla Marco Bianchi: “Io e mio fratello siamo ragazzi di cuore”

Dopo che il Pubblico Ministero, per i fratelli Bianchi, ha chiesto l’ergastolo, Marco Bianchi ha deciso di prendere carta e penna e scrivere alla nota agenzia Adnkronos una lettera per sottolineare la sua piena innocenza.

Ecco il testo integrale della lettara inviata ad Adnkronos

Io e Gabriele siamo ragazzi di cuore, sinceri. Quelle cattiverie che hanno detto contro di noi non sono vere, sono state solo bugie su bugie per farci toccare il fondo. Dai giornali e dai social è stata usata una nostra foto per dimostrare che eravamo due ragazzi che pensavano solo a fare la bella vita. Ho avuto la forza di guardarmi allo specchio – continua – di essere fiero di quello che sono e di combattere per la mia innocenza. Io e mio fratello non ci siamo mai nascosti su nulla, non abbiamo mai chiesto aiuto, non siamo mai stati protetti, sempre soli e divisi. Abbiamo sempre affrontato tutti i problemi per far capire la realtà delle cose perché noi siamo così: disponibili, educati, rispettosi, sempre pronti ad aiutare i più deboli”

“Io e Gabriele non siamo degli psicopatici che negano davanti all’evidenza, prima o poi la verità uscirà fuori. C’è una grande differenza tra farsi la galera da colpevoli e farsela da innocenti. E quando tutto questo finirà, se ci sarà la possibilità di incontrarmi un giorno rimarrete a bocca aperta. (…) Quel ragazzo non è morto per mano nostra. L’ho messo in chiaro in aula, davanti al giudice, guardando in faccia la povera madre di Willy”. 

Le parole indirizzate alla mamma di Willy

“Signora mia, se fossimo noi i veri responsabili di tutto questo, le avrei dato subito la soddisfazione che stavamo pagando la giusta pena – continua Marco Bianchi – Parlo per me, ma anche per mio fratello che è in carcere senza aver toccato Willy con un dito. Io la verità l’ho detta subito, a suo figlio ha dato una spinta e un calcio per allontanarlo dal mio amico Omar (Shabani, sentito in aula come testimone, ndr), ma l’ho colpito al fianco, vero è che non ha nemmeno fatto in tempo a cadere che si è subito rialzato. Non mi sarei mai permesso di infierire con le responsabilità che derivano dallo sport che sia io che mio fratello praticavamo. A noi la Mma ha insegnato ad essere uomini, ad avere il controllo di noi stessi e ad essere sempre lucidi nelle azioni che commettiamo. Lo sport non ci ha insegnato certo ad essere assassini, al contrario ad essere responsabili, ad avere il pieno controllo della nostra forza”.

“Ecco ciò che siamo, signora mia, in 25 anni di vita abbiamo sempre avuto le idee chiare. Non ci siamo mai drogati, siamo stati sempre lucidi per non commettere sciocchezze, per non rovinarci la vita. Spero al più presto che scoprirà la verità – continua nella lettera all’Adnkronos – per poter avere la meritata soddisfazione di poter dire a suo figlio di averlo difeso, di aver assicurato i responsabili della sua morte alla giustizia. Ma non siamo noi. Non siamo quei ragazzi che le stanno facendo credere, siamo semplici ragazzi di famiglia e di cuore, che se sbagliano si assumono le proprie responsabilità. La paura più grande, che non ci dà pace – conclude scrivendo anche in nome di suo fratello Gabriele – è quella di farci la galera per un fatto mediatico, non perché colpevoli. Prima o poi la verità uscirà fuori e spero sia dimostrata l’innocenza mia e di mio fratello, perché possa ritornare lui dalla sua famiglia e io crearmene una. Confido nella giustizia, la verità verrà fuori. Si sono inventati di tutto su di noi e mi spiace ma noi i problemi in carcere non li abbiamo mai avuti – aggiunge – Sono sempre andato in sezione con i comuni. Sulle falsità ci rido su, tra le tante quella che mi sputavano nei piatti senza sapere che ero io a portare il vitto. C’é chi ha la coscienza sporca. E non siamo io e mio fratello”.

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