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OMS: i casi rilevati di vaiolo delle scimmie potrebbero essere solo la “punta dell’iceberg”

Sclerosi sistemica, complicanze polmonari prima causa di morte: fondamentale l’approccio multidisciplinare per individuarle precocemente

OMS: i casi rilevati di vaiolo delle scimmie potrebbero essere solo la “punta dell’iceberg”. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha avvertito venerdì che i quasi 200 casi di vaiolo delle scimmie rilevati nelle ultime settimane, in Paesi in cui il virus non circola abitualmente, potrebbero essere “solo la punta dell’iceberg”

“Non sappiamo se stiamo solo vedendo la punta dell’iceberg”, ha affermato Sylvie Briand, direttrice del dipartimento globale di preparazione al rischio infettivo dell’OMS, durante una presentazione agli Stati membri dell’organizzazione sulla diffusione “insolita” del virus , durante l’Assemblea Mondiale della Sanità a Ginevra (Svizzera).

Gli esperti stanno cercando di determinare cosa abbia causato questa “situazione insolita” e i risultati preliminari non mostrano variazioni o mutazioni nel virus del vaiolo delle scimmie, ha detto Briand. “Abbiamo una finestra di opportunità per fermare la trasmissione ora”, ha detto. “Se mettiamo in atto le misure giuste ora, probabilmente possiamo contenerlo rapidamente”.Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), mercoledì sono stati segnalati esattamente 219 casi – ma nessun decesso. Endemico di undici paesi dell’Africa occidentale e centrale, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello  “Sportello dei Diritti” il vaiolo delle scimmie è stato improvvisamente rilevato in più di venti altri paesi in tutto il mondo, inclusi Stati Uniti, Australia, Emirati Arabi Uniti e una dozzina di paesi europei.

Venerdì il ministero della Salute spagnolo ha elencato 98 casi confermati, il Regno Unito 90 e il Portogallo 74. In quest’ultimo paese, tutti i casi sono uomini, la maggior parte di età inferiore ai 40 anni. “Siamo attualmente all’inizio di questo evento”, ha spiegato la signora Briand. “Sappiamo che nei giorni a venire avremo più casi”, ma “non è una malattia di cui il grande pubblico dovrebbe preoccuparsi. Non è il Covid o altre malattie che si diffondono velocemente”.