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Cronaca

Roma, moglie e marito accusati di usura: le indagini e l’arresto

Roma, moglie e marito accusati di usura: le indagini e l'arresto

Personale della Squadra Investigativa del III Distretto di P.S. Fidene – Serpentara con personale della Polizia Locale Roma Capitale – III Gruppo “Nomentano” hanno svolto un’articolata e complessa attività d’indagine di Polizia Giudiziaria coordinata dal Pool Reati Gravi contro il Patrimonio.

Le indagini

La laboriosa indagine, ha permesso l’individuazione  di due soggetti, marito e moglie,  operanti nella capitale, che si erano organizzati in modo strutturato al fine di concedere i prestiti usurari.

A loro carico, è stato emessa Ordinanza di Custodia cautelare, in carcere per l’uomo e agli arresti domiciliari per la donna, notificate nella mattinata odierna, poiché gravemente indiziati del reato di usura.

L’attività degli indagati si estendeva in una fitta rete che copriva vari Municipi della Capitale fino ad estendersi alla zona sud della Provincia di Roma. L’indagine iniziava nel mese di marzo 2020 e terminava ad agosto dello stesso anno.

Nell’ambito del suddetto procedimento le operazioni tecniche di intercettazione, avviate sulle utenze, i luoghi e le pertinenze riconducibili agli indagati, hanno permesso di seguire  “in diretta” l’intera  vicenda usuraria perpetrata dagli indagati, in danno di 20 soggetti, con prestiti da un minimo di 500 euro ad un massimo di 22.000 euro, solitamente con un tasso usurario oltre il 52,14% annuo, fino ad un massimo, in un’occasione, del 223,46% annuo.

Nel corso dell’attività investigativa veniva accertato che per uno degli indagati, il marito, l’attività di usura era l’unica fonte di guadagno, ereditata da una attività “di famiglia” tramandatagli dal defunto padre, tanto che alcuni dei soggetti usurati erano già stati “clienti” di quest’ultimo, mentre la moglie risulta essere titolare di reddito di cittadinanza.

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Grazie alle attività tecniche effettuate, trapelava anche la mancanza di scrupoli degli indagati che neanche durante il periodo di lockdown, scaturito dal Covid19, li dissuadeva dal richiedere i pagamenti dei prestiti.

Ad ogni modo tutti gli indagati sono da ritenere presunti innocenti, in considerazione dell’attuale fase del procedimento, ovvero quella delle indagini preliminari, fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile.

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