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Microplastiche anche nei polmoni, polipropilene per la maggiore

Il Centro svizzero per la rabbia individua il virus in un pipistrello, a pochi passi dall'Italia. Nessun allarmismo rassicura: “È un caso rarissimo"

A rilevarlo uno studio inglese. In più dell’80% dei campioni è stata riscontrata la presenza delle particelle inquinanti

Le microplastiche hanno invaso il corpo umano: prima nei feti, nel fegato, poi nel sangue e ora nei polmoni. Dei ricercatori della Facoltà di medicina a Heslington, hanno analizzato il tessuto polmonare di tredici pazienti, scovando in undici di essi delle particelle inquinanti.

Non sono ancora noti i rischi per la salute, ma un gruppo di ricercatori ha rilevato una presenza di microplastiche non indifferente fin nella parte più profonda dei polmoni. Per condurre l’analisi, hanno utilizzato del tessuto polmonare prelevato da una decina di pazienti che si erano sottoposti a un intervento. E in più dell’80% dei casi il riscontro è stato positivo. «Non ci aspettavamo di trovare così tante particelle nelle parti più inferiori dei polmoni e sicuramente non di quella grandezza», afferma Laura Sadofsky, docente in medicina respiratoria e autrice dello studio, interpellata dal Guardian.

Pubblicata sulla rivista Science Of The Total Environment, la ricerca, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, ha rilevato nei campioni analizzati dodici tipi di polimeri. Quelli presenti in maggiore quantità sono il polipropilene (23%), il PET (18%) e la resina (15%). Il primo è un materiale molto versatile e che viene utilizzato nei più disparati ambiti, dai mobili alle mascherine chirurgiche.

Il secondo invece è universalmente noto per le bottigliette e il terzo si riferisce invece a tutta una gamma di materiali sintetici che, anche in questo caso, sono presenti nella vita di tutti i giorni. È un’altra prima mondiale che rischia, secondo gli esperti, di diventare normalità.