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Colleferro e Anagni, nuova interrogazione parlamentare sugli ospedali

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La regione Lazio non esce dal commissariamento e mantiene forte la stretta sulla spesa sanitaria per ridurre il debito con il definanziamento del sistema sanitario nazionale.
Continuano quindi i tagli alla rete socio assistenziale e sanitaria locale, divenuta inadeguata a soddisfare i bisogni dei cittadini e ad assicurare una sanità pubblica efficace ed efficiente.
La questione della tutela della salute e del diritto alle cure nell’area di Colleferro e della valle del Sacco e le problematiche quotidiane del personale degli ospedali di Colleferro ed Anagni è stata sottoposta all’attenzione del Governo con una nuova interrogazione parlamentare, dopo quella presentata dall’on. Gregori (9 febbraio 2016, 5-07704), su iniziativa dell’on. Benedetto Francesco Fucci (13 settembre 2016, n. 4-14141).
Una difesa politica di diritti e tutele dei cittadini e degli operatori degli ospedali di Colleferro ed Anagni.
La domanda al Ministro della Salute – è ancora la stessa – riguarda le intenzioni del Governo sulla salvaguardia dei livelli essenziali e qualitativi dell’assistenza e la sostenibilità tra spesa sanitaria e spesa pubblica.
Spetta al Ministro della Salute garantire, nell’ambito della sua competenza statale, i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali dei cittadini e assicurare su tutto il territorio nazionale l’accesso alle cure in condizioni di fondamentale uguaglianza. E vuole ricordare che ci sono patti traditi, contro il diritto alla salute e contro il lavoro.
La drastica politica di definanziamento dovuta alla spending review ha fortemente compromesso il funzionamento e il finanziamento del sistema sanitario nazionale, delle sue strutture e delle prestazioni, “tagli lineari” che sono ricaduti sulle famiglie.

Sembra che i diritti dei cittadini siano incompatibili con la sostenibilità della spesa pubblica e poco importa a chi governa se verrà meno l’alleanza etica tra diritti delle persone e doveri professionali del personale medico ospedaliero.
Soprattutto il definanziamento mette in serio rischio il sistema pubblico della sanità; è causa di riduzione o sostanziale perdita di servizi, di demansionamento e di ingiustizia sociale. Tutto e tutti sottomessi alle esigenze di equilibrio e di risanamento del bilancio regionale senza un contemperamento con le esigenze degli utenti.
Dobbiamo prenderci la responsabilità di denunciare questo stato di cose per non essere complici con chi vuole affossare il sistema pubblico sanitario.
Una parte della politica non vuole affrontare la questione dell’equità sociale e sanitaria e la sottovaluta, commettendo un gravissimo errore perché il rischio al quale siamo tutti esposti – in particolare i meno abbienti – è la privatizzazione.
E’ il momento di affrontare la questione per contrastare il disegno governativo di trasformare la sanità pubblica in privata ed integrativa a colpi di chiusura di ospedali e reparti. Queste le intenzioni del Governo avversate dai cittadini della valle del Sacco che da decenni difendono la loro salute compromessa dalle note criticità ambientali e che con questa interrogazione chiedono al Ministro Lorenzin e al Presidente Zingaretti di scongiurare lo smantellamento degli ospedali locali.
Il Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro – Coordinamento territoriale si riconosce nei principi dell’art. 32 della nostra Costituzione e si oppone ad una politica sanitaria che spinge il cittadino a ricorrere al privato e che smantella, pezzo per pezzo, la sanità pubblica nazionale e regionale. Una politica centrata sulla chiusura degli ospedali, la smobilitazione dei reparti e la riduzione delle prestazioni.

L’Amministrazione e il Consiglio comunale hanno un ruolo insostituibile e, in rappresentanza dei cittadini, si sono opposti con ricorso al TAR del Lazio alla “riorganizzazione” dell’ospedale di Colleferro, si sono riuniti in seduta straordinaria ed hanno votato documenti all’unanimità. L’impegno “a difendere e migliorare la struttura duale dell’ospedale di Colleferro in tutte le sedi istituzionali e non, in collaborazione con i Comuni ricorrenti, le forze sociali e associative, con tutte le comunità e i cittadini del territorio” (odg, 18.2.2016), ora deve essere portato avanti e scandito al nostro interlocutore regionale.
La battaglia è iniziata con i cittadini ed ora deve continuare tutti insieme per cercare di incidere con maggiore forza sulle scelte future, uniti anche nella volontà di elaborare una piattaforma comune.
I cittadini, le associazioni, i comitati, i sindacati, i gruppi e i movimenti che vogliono partecipare alla battaglia in difesa del diritto alla salute nel comprensorio della valle del Sacco e dell’ospedale di Colleferro possono inviare la loro adesione alla pagina facebook A difesa dell’ospedale di Colleferro, alla mail salva_osp_colleferro@libero.it o prendere contatto con il Comitato (INFO cell. 3490558501 – 3337767664).
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FUCCI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
la regione Lazio, sottoposta al piano di rientro dal disavanzo sanitario e commissariata dal Governo, ha riorganizzato la rete ospedaliera con il decreto del Commissario ad acta n. 412 del 26 novembre 2014, tradottosi in un processo di depotenziamento di molti presidi sanitari presenti nell’intero territorio regionale;
in pochi anni gli ospedali del territorio della Valle di Sacco (Colleferro, Zagarolo, Valmontone ed Anagni) sono stati chiusi o assoggettati ad una forte riduzione dell’offerta sanitaria a vantaggio di altre strutture sia pubbliche, come il Policlinico dei Castelli, Tor Vergata, che private, come l’ospedale policlinico Casilino;
si segnalano come particolarmente gravi le situazioni dell’ospedale L.P. Delfino di Colleferro (Roma) e dall’ex Ospedale di Anagni (Frosinone);
in particolare l’ospedale L.P. Delfino di Colleferro ha subito:
la chiusura dei reparti materno-infantili, benché per quanto consta all’interrogante nel decreto del Commissario ad acta n. 247 il trasferimento non risultasse previsto per quelli di ginecologia e pediatria;
la riduzione del servizio di chirurgia generale a causa del trasferimento di due medici anestesisti presso altro ospedale;
la sospensione del servizio di chirurgia generale, di cui è garantita solo l’urgenza, stante il trasferimento di due medici anestesisti vincitori di concorso presso il polo di Frosinone;
riduzioni e disagi in numerosi altri reparti quali chirurgia, ortopedia, radiologia, endoscopia e nel laboratorio di analisi;

a parere dell’interrogante, di fatto tali decisioni – ora all’esame del Consiglio di Stato per l’azione esercitata da 12 sindaci della valle del Sacco, da cittadini, dal Comitato residenti Colleferro e dal gruppo Consulta le donne – limitano il diritto alla salute a alle cure degli abitanti dell’area. Costoro, dopo aver raccolto oltre 26 mila firme contro la chiusura dei reparti materno-infantili, si sono organizzati nel Comitato libero «A difesa dell’ospedale di Colleferro» – Coordinamento territoriale per tutelare il proprio diritto alla salute;
presso il presidio ospedaliero di Anagni, dalla fine di luglio 2016, è funzionante il PAT (presidio ambulatoriale territoriale), un servizio di medicina generale H24, ma nessuna comunicazione, a quanto risulta all’interrogante, è stata data all’utenza, né è stata esposta alcuna segnaletica all’ingresso della struttura;
quanto descritto mal si concilia con le esigenze di salute e di adeguata assistenza per un territorio con oltre 100 mila abitanti e – come segnalato nel corso del tempo dall’ufficio del commissario ad acta, dal rapporto 2013-2015 sulla sorveglianza sanitaria ed epidemiologica della popolazione residente in prossimità del fiume Sacco e dal rapporto E.R.A.S. – epidemiologia rifiuti ambiente del dipartimento di epidemiologia del servizio sanitario regionale (DEP), in collaborazione con l’Agenzia regionale di protezione ambientale (ARPA) del Lazio – caratterizzato dal permanere di forti e emergenze sanitarie ed ambientali;
la riduzione di posti letto e la carenza perenne di risorse umane rendono molto difficile assicurare il rispetto dei LEA (livelli essenziali di assistenza), stabiliti per legge, con il concreto rischio di mettere in pericolo la tutela della salute dell’utenza –:

quali iniziative urgenti di competenza il Governo intenda assumere, anche per il tramite del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario, per garantire i livelli essenziali di assistenza sanitaria nell’area di Colleferro e della valle del Sacco, oltre che per salvaguardare i diritti del personale impegnato in turni di lavoro straordinari ed intervenire per garantire un organico funzionale;

se il Governo intenda assicurare, nell’ambito della competenza statale, la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali;
se risulti per quali ragioni non si sia ancora provveduto alla nomina del nuovo direttore sanitario dell’ospedale di Colleferro, oggi affidato ad un facente funzioni, considerato che tale adempimento non è più differibile.  (4-14141)

Colleferro, 15.9.2016

Comitato Libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

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