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Dubbi e perplessità sul passaggio dalle Comunità Montane alle Unioni dei Comuni Montani

Regione Lazio si esprime su nomine EGATO

A poco più di un anno dalla nomina dei Commissari liquidatori incaricati di passare dalle Comunità Montane alle Unioni dei Comuni Montani, in queste settimane, in Consiglio Regionale, si discute sulla nuova bozza di legge presentata dall’assessora alle Politiche sociali, Welfare ed Enti locali, Alessandra Troncarelli, per assegnare funzioni e strumenti a questi nuovi enti.

Per raccogliere pareri e proposte sul provvedimento, l’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) Lazio ha avviato una campagna d’ascolto rivolta ai sindaci dei comuni delle ex Comunità Montane con degli incontri in videoconferenza. Uno di questi incontri si è tenuto lo scorso venerdì 19 marzo, alla presenza del Presidente Uncem Lazio Achille Bellucci, del Segretario Uncem Lazio Francesco Chiucchiurlotto, dei sindaci dei vari territori e dei diversi Commissari liquidatori.

Proprio nella riunione di venerdì scorso era presente anche il Commissario liquidatore della XVIII Comunità Montana dei Monti Lepini l’avvocato Fabrizio Di Paola, che ha sollevato alcune questioni di merito sulla trasformazione.

Abbiamo raggiunto il Commissario Di Paola al quale abbiamo posto alcune domande.

Commissario, durante l’incontro Lei ha rilevato aspetti positivi e negativi del passaggio tra Comunità Montane e le Unioni dei Comuni. Ce li vuole indicare?

“Mi lasci dire che trovo queste iniziative un ottimo momento di confronto tra gli enti coinvolti nel passaggio dalle Comunità Montane alle Unioni dei Comuni Montani. Questi incontri organizzati congiuntamente all’Uncem rappresentano una essenziale necessità di dibattito per promuovere spunti e riflessioni utili per indirizzare le scelte regionali per l’organizzazione dei nuovi enti. Durante l’incontro ho posto l’attenzione su aspetti positivi e negativi della trasformazione. Fra gli aspetti positivi di questo passaggio ho sottolineato la previsione di un programma per la montagna condiviso e l’attenzione sulle funzioni specifiche attribuite a queste nuove realtà.”

I negativi?                                                                              

“Un aspetto da ridiscutere penso sia la mancanza di risorse finanziarie sufficienti e necessarie all’avvio di queste nuove istituzioni. Congelando le risorse necessaria all’avvio del nuovo ente, a mio avviso, non si garantisce lo sprint necessario a farlo partire. Un altro tema che ho evidenziato è stato la mancanza di personale qualificato per queste nuove realtà.”

Lei ha citato le funzioni. Ma quali saranno quelle attribuite alle Unioni?

“Le funzioni presenti nella legge in discussione sono la promozione delle attività economiche del territorio montano con particolare riferimento al turismo, all’artigianato all’agricoltura locale e all’economia forestale oltre alla tutela e valorizzazione delle produzioni tipiche della montagna e delle tradizioni locali e la promozione dell’associazionismo fondiario e del recupero dei terreni incolti, abbandonati o insufficientemente coltivati. Poi le Unione posso essere delegate dai Comuni per la gestione del patrimonio forestale, aspetto, quest’ultimo, che io ritengo di particolare importanza. A mio parere le funzioni dovrebbero essere maggiori rispetto a quelle contenute nella norma. Penso sia necessario allargare la rosa dei servizi proponendo delle convenzioni anche tra l’ente Unione dei Comuni e comuni che non fanno parte del nuovo ente.”

Il nodo rimane comunque sempre quello dei finanziamenti?

“Si. Ritengo sia inutile, ma questo è un mio parere, avviare un nuovo ente senza poter disporre di importanti e necessarie risorse finanziarie per esercitare le sue funzioni. Questo l’ho ribadito anche in passato e in altre occasioni incontro. Con un portafoglio modesto non riusciremmo a garantire una efficace e fattiva collaborazione tra comuni nel segno del rilancio e dello sviluppo di questi territori.”

Un altro aspetto da lei sollevato è quello riguardante le conseguenze connesse alla mancata nascita dell’Unione dei Comuni Montani secondo la tempistica prevista. Ce ne vuole parlare?

“Ho posto questo tema delle tempistiche da rispettare perché altrimenti si rischierebbe di incappare in quanto prescrive l’art. 3 comma 126 della Legge regionale 17 del 2016, secondo il quale se non si riuscisse ad istituire le Unioni dei Comuni i beni, il personale e soprattutto i rapporti attivi e passivi della Comunità Montana estinta ricadrebbero sui Comuni. Ritengo sbagliata questa scelta di far ricadere questi oneri sulle spalle dei Comuni delle ex Comunità Montane.”

Foto di repertorio