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Terminillo, tagliare 17 ettari di bosco per costruire nuove piste da sci

Monte Terminillo, a rischio 17 ettari di bosco per fare piste da sci

Dire addio a 17 ettari di faggeta per ampliare e realizzare strutture sciistiche sul Monte Terminillo, in provincia di Rieti. Sarebbe questa una delle principali conseguenze dell’approvazione del Terminillo Stazione Montana 2 (TSM 2), progetto al momento sul tavolo della Regione Lazio, in attesa di ricevere il via libera della Valutazione d’impatto ambientale (Via), un passaggio obbligato per decretare la realizzazione di questa opera considerata da amministratori locali e dai proponenti come essenziale per la ripresa economica della cosidetta “montagna dei romani”.

Cosa prevede il TSM 2 

Il progetto prevede 10 nuovi impianti di risalita, 37 chilometri di piste da sci, 2 bacini per l’innevamento artificiale, 7 rifugi e centri visita. Oltre alla ristrutturazione degli impianti esistenti questo intervento intende di fatto raddoppiare le piste da sci, intaccando anche zone appartenenti alla rete europea Natura 2000. A essere in pericolo sono la flora e la fauna del bosco della Vallonina, soprattutto uccelli migratori e faggi secolari ( alcuni esemplari hanno addirittura 400 anni) che dovrebbero lasciare spazio ai collegamenti tra gli impianti sciistici. La rete Natura 2000 è un complesso di aree protette individuate dall’Unione europea come habitat naturali di pregio da preservare e tutelare, garantendo il mantenimento della biodiversità e di ogni peculiarità naturalistica, ecologica e paesaggistica.

Un patrimonio importante quanto fragile quello del Terminillo, che ha bisogno di attenzione e conoscenza, di essere tutelato e conservato. Tutte azioni che nel 2021 diventano urgenti e non rinviabili se si considerano la crisi climatica in corso, il dissesto idrogeologico e la frammentazione ambientale del territorio italiano. Gli interventi in programma per il TSM 2 sono una risposta efficace per contrastare i problemi ecologici?

Per rispondere a questa domanda bisogna sapere che in questo momento la Regione sta prendendo in esame una versione rivisitata del progetto Terminillo Stazione Montana (TSM 1): si tratta in sostanza di una seconda edizione che è il risultato di una serie di revisioni del progetto nato nel 2015, bocciato due volte dalla Regione proprio per incompatibilità con i vincoli ambientali. Dopo battute di arresto e varie modifiche, nel 2019 la provincia di Rieti, ancora convita sul potenziamento del complesso sciistico, ha portato a Roma il TSM 2, riaccendo così il dibattito locale tra i sostenitori dell’opera e tra chi, invece, segnale i nodi da sciogliere di questa operazione.

Il parere della Regione Lazio

Il 31 dicembre 2020 l’esito della Valutazione di incidenza Ambientale (Vinca) per il TSM 2  è stato accolto positivamente dai proponenti, perché nel complesso la Regione ha accettato le modifiche di questa seconda riscrittura. A margine dall’approvazione della Vinca l’assessore regionale Claudio di Berardino ha infatti specificato che questo progetto sarà “una sintesi tra le esigenze di sviluppo turistico nel pieno rispetto del territorio e delle bellezze naturalistiche”. Una posizione che riflette le idee degli amministratori locali, in testa i Comuni di Rieti, Cantalice, Micigliano e Leonessa. Per i Sindaci, per molti politici della provincia di Rieti e ovviamente per il comparto dello Sci questo progetto rappresenta “una boccata di ossigeno per il territorio”, come dichiarato da Maurizio Ramacogi, consigliere provinciale con delega all’ambiente.

L’ entusiasmo del fronte del sì ha probabilmente fatto passare in secondo piano le bocciature e le diverse prescrizioni contenute nella Valutazione di incidenza ambientale. Tra queste troviamo il parere negativo per  l’impianto che avrebbe dovuto collegare Sella di Cantalice a Campo Stella. Inoltre la valutazione della Regione impone di utilizzare gli impianti soltanto d’inverno e di iniziare con il recupero delle strutture esistenti. Resta invece in piedi la realizzazione del nuovo impianto che funzionerebbe da raccordo tra Terminillo e la zona di Leonessa. Seggiovie e tapis-roulant minacciano porzioni di montagna incontaminata; ostinarsi ad associare il Terminillo unicamente allo sci rischia probabilmente di eliminare possibilità di discussioni su strade e visioni alternative.

Se per gli amministratori reatini sciare sul Terminillo costituisce la prospettiva principale di rilancio per un territorio colpito prima dal terremoto e poi dal Covid-19,  molti abitanti della provincia di Rieti e per tante associazioni, questa scelta va interpretata come un investimento poco lucido e un attacco all’integrità della montagna.

Un cartello di 20 associazioni chiede il fermo del TSM 2 

Far coincidere la ripresa del Terminillo e del reatino con il potenziamento dell’industria sciistica ha generato sin da subito le perplessità di molte realtà che hanno a cuore la salvaguardia del Terminillo, come il Club alpino italiano, il WWF, Italia Nostra, FederTrek e l’associazione Balia del Collare. Queste associazioni, insieme ad altre organizzazioni, hanno formato una rete che chiede di ritirare le proposte di ampliamento degli impianti sciistici. Tra i motivi della contrarietà non ci sono soltanto le preoccupazioni ambientali, ma anche considerazioni di natura economica. In più occasioni, anche nelle sedi istituzionali e nelle osservazioni agli interventi progettuali del TSM 2, le associazioni hanno fatto notare la poca concretezza di alcuni risultati attesi. In particolare, le sezioni dedicate all’affluenza turistica contengono delle cifre controverse: il TSM2, secondo i proponenti, porterebbe nei comuni reatini 280 mila turisti a stagione. “Non è stata spesa una parola per spiegare come gli    annuali del Terminillo – che negli ultimi anni sono oscillati tra le dieci e le ventimila presenze – dovrebbero divenire circa 280 mila attraverso un radicale drenaggio dalle altre stazioni sciistiche dell’Appennino, in crisi anch’esse”, commentano in un comunicato congiunto le associazioni contro il TSM.

In effetti, la cronaca degli ultimi anni e il rapporto Neve diversa 2020, fotografano gli impianti del Terminillo come strutture in sofferenza, prima per la mancanza di neve e successivamente per  la Pandemia. A far sorgere dubbi è anche la consistenza e la fattibilità dell’investimento. Si parla infatti di 50 milioni di euro, di cui 20 pubblici, nello specifico garantiti dalla Regione Lazio e in parte già spesi per la zona di Leonessa. Il resto sarebbe a carico dei privati, ma le realtà associative ricordano che, al momento, non ci sono certezze su questa parte di capitali.

Il cartello per il No al Tsm 2 ha lanciato anche una petizione sulla piattaforma change.org, che in questi giorni ha superato le 20 mila firme. Il comunicato per la raccolta firma ha messo in fila gli argomenti che continuano a determinare l’opposizione all’intero progetto: “con il taglio di 17 ettari di faggi secolari  – si legge nel comunicato – si andranno irrimediabilmente a compromettere gli obiettivi di conservazione del SIC del “Bosco della Vallonina”, esponendo l’Italia a una procedura d’infrazione Europea che comporterebbe milioni di euro di multa”. Altra criticità segnalata dalle associazioni è legata ai sistemi di innevamento artificiale perché ” richiederanno ingenti quantitativi di acqua e creeranno problemi di ricarica delle falde già sottoposte a stress idrico per la crisi climatica in atto”.

Per quanto riguarda la fauna, i promotori della petizione ricordano che “il TSM è in aperta contrapposizione con quanto certificato dall’Università di Roma “La Sapienza” che ha definito “l’intera area come di importanza critica e favorevole per l’espansione dell’areale dell’Orso bruno marsicano”.

Balia del Collare: “Bisogna valorizzare e tutelare il territorio”

Oltre a essere il nome di un uccello migratore, che sul Terminillo trova rifugio e possibilità di nidificare, Balia del Collare è anche il nome di un’associazione di Rieti nata per riscoprire, tutelare e valorizzare una provincia considerata ai margini e spesso poco conosciuta da chi la abita e dagli sciatori della Capitale. Escursioni, sensibilizzazione, autoformazione e partecipazione dal basso: Balia del Collare è dissenso, pratiche di lotta e rifiuto di semplificazioni quando si parla di rinnovamento e rilancio del reatino.

“Stiamo proponendo momenti d’incontro e di divulgazione sugli impatti ambientali dell’operazione TSM 2 –  spiegano a Casilina News le attiviste e gli attivisti di Balia del Collare – con l’obiettivo di aprire un serio dibattito sul futuro di questo territorio. La prospettiva sciistica non può essere un’innovazione e un modello di sviluppo sostenibile nel 2021. La crisi dovuta all’emergenza coronavirus e il cambiamento climatico impongono di ripensare radicalmente la vita in montagna e delle aree interne, partendo dalla difesa della biodiversità e immaginando nuove pratiche sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale”.

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