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Un miracolo a Valmontone nell’anno 1796: le testimonianze scritte

Alla fine del Settecento l’avanzata in Italia dell’esercito francese, guidato da Napoleone Bonaparte, diffonde fra la popolazione della penisola, oltre a sentimenti di insperata libertà, momenti di inquietudine, paura e profonda incertezza.

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In questo periodo, e più esattamente fra il 1796 e il 1797, l’arrivo dei militari d’oltralpe provoca oltra ad uno stravolgimento politico e militare degli assetti istituzionali, sia nelle città che nelle campagne, anche diversi episodi di effervescenza religiosa caratterizzati da eventi miracolosi. Nella metà del 1796, in particolare, in molti territori pontifici si verificano numerosi di questi eventi straordinari, fra i quali, trasformazioni del colore, trasudamenti e lacrimazioni.

Tutti questi fatti ‘prodigiosi’ sono poi accompagnati da altrettante guarigioni miracolose. Del resto, in questo periodo, «lo sconcerto dei governanti – come ricorda Renzo De Felice nel suo Paura e religiosità popolare nello Stato della Chiesa alla fine del XVIII secolo – si circondava di un’autentica psicosi popolare: insieme alle notizie delle conquiste francesi e delle rese delle città pontificie si diffonde da Ancona a Roma un’ondata di visioni miracolose, di profezie, di eccitazione collettiva che ha fatto parlare di una “grande paura” popolare comparabile a quella dell’89 francese».

Tali fenomeni dilagano in tutto lo Stato Pontificio penetrando anche in zone rurali distanti dai grandi centri. A sud di Roma, a Gavignano, ad Artena e a Valmontone, paesi che rientravano nella Diocesi di Segni, si verificano episodi analoghi. Le testimonianze su questi fatti sono raccolte nell’Archivio Storico Diocesano ‘Innocenzo III’ di Segni. Dal fondo Atti Diversi per Località dell’Archivio, emerge un fascicolo particolareggiato su alcuni fatti riguardanti Valmontone. Qui, già dai primi giorni del luglio 1796, si diffonde la notizia «che l’immagine di Maria Santissima detta delle Grazie dipinta al Muro, nella Chiesa Rurale di S. Antonio [ha], nei giorni scorsi, aperti e serrati gl’occhi a vista delle persone che devotamente si sono portate a visitarla».

In breve tempo la notizia si diffonde attraversa tutto il paese fino ad arrivare alle orecchie del Vescovo di Segni. Per indagare meglio sull’accaduto e valutare la consistenza delle voci di strada, viene ordinata dalla autorità diocesane l’istituzione di un processo quale «atto memorabile per accrescer la Fede e con essa la devozione a Cristo Nostro Signore e alla Sua Santissima Madre Maria […]».

Vengono chiamati a raccontare i fatti accaduti delle persone di Valmontone «che possono, [in] rapporto al detto Prodigio di Maria Santissima, contestare di essere stati spettatori di un tanto miracolo.» I testimoni sono: «Giovanni Antonio Ballarati, Federico Manciocchi, Vincenzo Bertarelli e Antonio Galeotti». Il primo, un uomo «di anni 30 circa», afferma di essersi trovato «a spasso per Via Olmata di Valmontone il dì 10 luglio corrente, ricordandomi precisamente, ed era il giorno di Domenica, sentii tutto all’improvviso un tumulto del Popolo e la Gente che diceva che l’Immagine di Maria Santissima posta nella Chiesa Rurale di S. Antonio, poco fuori la Porta di questa Terra, dipinta nel muro, apriva miracolosamente e serrava gli occhi. Onde spinto dall’ansietà di vedere un tal Prodigio, accorsi subito anch’io in questa Chiesa e potevano essere le ore 22 circa,[…] ed essendomi riuscito di passare davanti alla Gente mi appressai avanti la detta Santissima Immagine e vidi che la medesima con gran mio stupore apriva miracolosamente e serrava gl’occhi vedendosi benissimo di andar giù e su le palpebre di essi occhi.» Lo stesso Ballarati racconta di essere tornato più volte nella chiesa, nei giorni seguenti, e di avere rivisto sempre «lo stesso Miracolo», mentre erano presenti molte persone che recitavano il Rosario, poiché era divenuto ormai «pubblico e notorio per tutta questa Terra».

La seconda testimonianza è quella di Antonio Galeotti, figlio di Domenico, di «anni circa 33». Antonio racconta di aver incontrato «Vincenzo Bertarelli […] fuori la Porta di detta Chiesa, il quale avendomi chiamato, mi disse che fossi entrato dentro la surriferita Chiesa poiché l’Immagine Santissima di Maria […] miracolosamente apriva e serrava gli occhi, corsi subito dentro e infatti viddi benissimo […]».

Anche il testimone successivo, Federico Macciocchi, riferisce di essere stato chiamato da Vincenzo Bertarelli la mattina del 10 luglio, mentre si trovava «a spasso» poco distante dalla chiesa. Invitato dal Bertarelli a osservare l’immagine Federico conferma il miracolo. Il 10 agosto 1796, il Procuratore Fiscale Mariano De Romanis, a corredo delle informazioni riferite dai testimoni, aggiunse che l’immagine, «oltre li Prodigj suddetti, [ha] operato ancora altro miracolo avendo risanata la piccola figlia di Domenico Antonio Prosperi, che fin dalla sua nascita, si ritrovava miseramente stroppia, con meraviglia di tutto il circostante Popolo, ed alla quale non riusciva a camminare se non mediante le stampelle».

A testimoniare sul miracolo avvenuto sono i due genitori della piccola Maria Lucia, «dell’età di anni sette», è dalla sua nascita «miseramente stroppia essendo tutta cionca nelle gambe, per il che non gli era possibile camminare […]». A riferire i fatti sono entrambe i genitori poiché la bambina non può testimoniare «per esser minore, e non abile al giuramento». E’ Rosa, moglie di Domenico, a esporre i fatti accaduti. Venuta a sapere dei miracolosi, Rosa raggiunge presso la Chiesa «dove avendo trovato un gran concorso di Popolo, che ivi a questo oggetto si era portato, e insieme con questo mi misi ancor io ad osservare, e viddi con grandissimo mio stupore un tal miracolo ben chiaramente e vedevansi andar giù ed in su le palpebre dei miracolosi occhi».

Avendo assistito al miracolo, Rosa spera che «come la Vergine Santissima faceva il miracolo di aprir e serrar gli occhi ne poteva far anche degli altri, con potermi render sana la piccola figliola che riteneva cionca e malconcia in casa. Mi animai perciò – racconta Rosa – e portatami in casa presi in braccio la detta ragazza, ed in mano le due stampelle che erano l’istrumento infelice col quale si aiutava a camminare e m’incamminai verso la Chiesa predetta dove giunta appena posai per terra la detta mia figlia e gli consegnai le stampelle acciò fosse potuta reggersi in piedi, animandola tanto io come il mio marito Domenico Antonio che era meco venuto a chieder Grazia, quando ecco la Ragazza buttate via le stampelle e senza di queste principiò a camminare con meraviglia e stupore grandissimo di tutta la gente che in gran numero vi era.»

Lasciate le stampelle nella chiesa, aggiunge Rosa, «mi portai camminando coi propri piedi la ragazza in casa, e seguita a camminarvi ancora, con gran meraviglia di tutto il Paese». La notizia si diffuse in breve tempo in altre comunità e, la memoria di questo fatto prodigioso si propagò nel tempo. A distanza di circa qualche anno, il fenomeno viene rievocato anche dal cappellano Don Eusebio Luciani. Nel 1845, il sacerdote così descrive l’immagine della Madonna: «E’ una miracolosa immagine, essendo una di quelle, che, come si ha dalla tradizione, nel tempo della Repubblica circa l’anno 1799, aprì gli occhi».

Fonti e bibliografia:

Archivio Storico Diocesano ‘Innocenzo III’ di Segni (Roma)

Massimo Cattaneo, Gli occhi di Maria sulla Rivoluzione. “Miracoli” a Roma e nello Stato della Chiesa (1796-1797), Roma, Istituto nazionale di Studi Romani, 1995.

Renzo De Felice, Paura e religiosità popolare nello Stato della Chiesa alla fine del XVIII secolo, in  L’Italia giacobina, Napoli, 1965;

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