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Gli agricoltori della Valle del Sacco “celebrano” i 15 anni del lockdown delle proprie attività: Confagricoltura Frosinone annuncia battaglia!

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Lazio, tagliati del 40% gli aiuti alle aziende agricole: "Decisione incomprensibile e dannosa"

L’emergenza della Valle del Sacco, ormai dal maggio 2005, penalizza profondamente la vita delle aziende agricole del territorio.

15 anni di lockdown per agricoltura Valle del Sacco: la denuncia di Confagricoltura Frosinone. La loro nota:

Fino ad oggi, a fronte delle ingenti somme spese per analisi, solo per la prima caratterizzazione 323.658,00 €, la “perimetrazione provvisoria” è ancora in vigore, con il blocco di ogni attività agricola, danni ingenti mai risarciti. Tutto ciò nonostante le analisi dimostrino la conformità dei terreni e sanciscano la possibilità per gli agricoltori di tornare ad utilizzarli. È dunque decaduta, ormai da sei anni, la giustificazione dell’urgenza, motivi per i quali Confagricoltura Frosinone chiede che si tenga conto degli esiti delle analisi effettuate sottolineando l’esigenza di un aggiornamento della perimetrazione dei terreni agricoli ripariali in virtù dei monitoraggi e delle analisi effettuate sia sui terreni che sui prodotti agricoli, autorizzando da subito la coltivazione dei terreni per i quali non sono mai state rilevati prodotti contaminati: “Gli agricoltori – sottolinea il vice presidente Fabio Corsi – non sono contrari al blocco dei prodotti quando giustificati, purché risarciti, ma ritengono tollerabile il blocco contro ogni evidenza scientifica.

Si sta impedendo di produrre su terreni bloccati non in virtù di evidenze scientifiche, bensì di un provvedimento iniquo e superato, si sequestrano prodotti che all’esito delle analisi non sono semplicemente conformi perché i contaminanti sono presenti nei limiti di legge, ma spesso sono addirittura “non rilevabili” o “al di sotto dei limiti di rilevabilità”, quindi non prodotti buoni, ma ottimi! In questo modo facciamo un danno doppio: all’agricoltore e al consumatore, al quale facciamo invece mangiare prodotti di dubbia provenienza e spesso non controllati affatto e/o difficilmente controllabili. Inoltre è lecito chiedersi in tempi drammatici come questi, se abbia un senso a distanza di 15 anni parlare ancora di emergenza dopo aver speso risorse pari a 34.640.000,00 € alimentando inevitabilmente il disorientamento e l’incertezza tra le imprese agricole, private delle risposte necessarie per una indispensabile pianificazione aziendale. La causa di tutto ciò – conclude Corsi – è imputabile ad una disinvolta e inattinente gestione di tutti gli organi preposti, che in 15 anni ancora non sono riusciti a bonificare un metro quadro di terreno agricolo”.

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Per quanto concerne gli indennizzi, a fronte dei 97 milioni stanziati, agli agricoltori sono andati soltanto poco più di 100 mila euro perché il bando per la richiesta dei ristori è durato solo sei giorni e molte domande sono state scartate: “Ora però – denuncia il presidente di Confagricoltura Frosinone Vincenzo del Greco Spezza – chiediamo che vangano riaperti i termini di presentazione delle domande e data la possibilità di ripresentare l’istanza per coloro che non hanno avuto notizia e per coloro che hanno presentato una richiesta incompleta o parziale. Oltre gli indennizzi Confagricoltura sta valutando di far partire un’azione risarcitoria a favore di coloro che pur avendo accertato l’inesistenza di qualsiasi forma di contaminante continuano a subire un blocco insieme ad un danno di immagine ingiustificato”.