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Movimento 5 Stelle sul Consorzio Minerva: “Cambiano i suonatori, ma non la musica”

m5s segni minerva

Il Movimento 5 Stelle di Segni ha detto la sua in merito alla questione del Consorzio Minerva.

M5S: “Cambiano i suonatori, ma la musica è sempre quella”

CITTADINI, a breve, il nostro comune entrerà a far parte del neonato Consorzio Minerva (ad oggi, gestore dei nostri rifiuti) e – come è nostra consuetudine – siamo soliti prendere posizioni e dare informazioni obiettive su cambiamenti importati che ci riguardano.

Siamo sempre stati favorevoli ad un gestore pubblico dei rifiuti, ma pubblico non sempre è sinonimo di efficienza, competitività e affidabilità, e noi abbiamo avuto degli esempi durante le precedenti esperienze gestionali di Gaia e Lazio Ambiente. Per quanto riguarda Minerva, noi abbiamo sempre espresso la nostra contrarietà, per un motivo di fondamentale importanza che ha caratterizzato le esperienze precedenti:
L’ingerenza politica Minerva è la fotocopia delle fallimentari gestioni di Gaia e Lazio Ambiente, quindi nulla è cambiato; Minerva, consorzio voluto e fortemente sponsorizzato dalla maggioranza P.D. che governa la Regione Lazio e dal sindaco di Colleferro Sanna (in orbita P.D.), nato senza iscrizioni agli Albi e privo di “Conoscenze e Competenze”, mezzi, attrezzature e capitali, ha affittato da Lazio Ambiente S.p.A. il ramo d’azienda. Così, prima si pagava il servizio a Lazio Ambiente, oggi paghiamo lo stesso servizio, con lo stesso contratto (peraltro scaduto) a Minerva, e quando ne entreremo a far parte, pagheremo anche i canoni di affitto a favore di Lazio Ambiente.

Che genialità!!!

Ricordiamo che Lazio Ambiente S.p.A. – di proprietà della Regione Lazio – più volte era stata messa sul mercato, ma a causa dei suoi bilanci fallimentari (come per la società Gaia che l’aveva preceduta) non ha trovato nessuno disposto ad acquistarla. Oggi, dopo pochi mesi dall’inizio della gestione per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la società Minerva è già a rischio liquidazione per eccesso di debiti rispetto al capitale sociale. Per non farla fallire, i comuni soci, dovranno procedere ad una ricapitalizzazione per almeno 1 milione di Euro, con denaro liquido e beni immobili.

Denunciamo con forza, quale gruppo di opposizione, l’assoluta mancanza di trasparenza nelle pratiche in atto da parte dell’amministrazione, avendo essa espresso, nelle assemblee dei soci del 13/02/2020 e del 28/04/2020, volontà di adesione al consorzio e arrivando anche ad individuare gli immobili comunali da cedere per la ricapitalizzazione, senza sentire il bisogno di informare e coinvolgere l’opposizione e i cittadini che in ultimo sono coloro che pagano le tariffe e le tasse.

Il Consorzio Minerva era stato presentato, a loro dire, con un progetto nuovo ed un piano economico-finanziario pluriennale che doveva garantirne la sostenibilità, l’efficienza e l’efficacia, necessarie per una società “in house”. Tale piano era stato anche certificato da un istituto bancario. Cosa è rimasto di quel piano? Perché non ha funzionato?

Ora, ai comuni soci – e questo avverrà anche per il nostro comune quando ne entrerà a far parte – viene richiesto di integrare il capitale sociale per decine di migliaia di Euro e con immobili da cedere a fondo perduto. Come interpretare questa richiesta su un progetto appena  presentato?

Le ipotesi sulla necessità di ricapitalizzazione, a fronte delle perdite, per evitare la messa in liquidazione della società, sono solo due: o coloro che hanno redatto ed approvato il piano sono degli assoluti incompetenti, oppure si è volutamente nascosta l’incongruenza per evitare che i comuni (ex Lazio Ambiente) non aderissero. Ed oggi, a detta dello stesso amministratore Ciacci, Minerva è una piccola società che si dovrà appoggiare a competenze migliori, quali la Multiservizi dei Castelli di Marino S.p.A. di Marino o la Volsca Ambiente e Servizi S.p.A. di Albano Laziale, Lariano e Velletri (società anch’esse “in house” – ossia, aziende pubbliche in forma societaria).

In un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, è inaccettabile che si possano impegnare risorse pubbliche senza che venga fatta un’attenta analisi costi-benefici con il contributo di tutti e, in questo caso,
il consenso dei cittadini.

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Ci sono alternative a Minerva che possono mantenere il personale operativo (ex Lazio Ambiente) e rappresentare vantaggi economici per i cittadini, a parità di servizi, e che non erodono il patrimonio immobiliare comune; queste devono, obbligatoriamente, essere prese in considerazione. Ciò, soprattutto per i rischi di perdita totale in caso di fallimento di Minerva. Ipotesi questa da tener ben presente, visto il fallimento delle due precedenti gestioni: Lazio Ambiente e Gaia.

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