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Cronaca

Aggiornamento. Droga e armi a Ponte di Nona: smantellata banda criminale di 12 persone

Droga armi Ponte di Nona sgominata banda criminale

Nelle prime ore del mattino odierno la Squadra Mobile di Roma, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Roma – Ufficio GIP – contenente 12 provvedimenti restrittivi, che ha consentito di smantellare un importante sodalizio criminale romano, dedito al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, eroina, hashish e marijuana.

Trattasi di un’ associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e alla detenzione illegale di armi da fuoco, organizzata militarmente con l’aggravante di essere una consorteria criminale armata

La predetta organizzazione operava nella zona Roma-Est, Ponte di Nona, dove era attiva una piazza di spaccio che rendeva il quartiere ostaggio di pusher e assuntori di sostanza stupefacente.

La piazza di spaccio era operativa tra i caseggiati del comprensorio Don Primo Mazzolari nr. 300 dove venivano occupati illegalmente interi spazi pubblici e privati. L’impiego di cd. vedette, posizionate nei punti nevralgici del quadrilatero, consentiva di scorgere l’improvviso arrivo delle Forze dell’Ordine e quindi di allertare i cd. pusher di turno, consentendogli di disfarsi dello stupefacente e trovare riparo nella fuga all’interno dei cortili condominiali.

Il gruppo utilizzava un ingegnoso sistema di allarme : gli spacciatori segnalavano tra i turnisti il sopraggiungere delle pattuglie attraverso un braccialetto che generava una vibrazione al polso, evitando così urla e fischi che sono tipici delle sentinelle ingaggiate presso le solite piazze di spaccio.

Il sodalizio pretendeva dai pusher turnazioni anche in orari notturni, garantendo così la continuità dello smercio di droga durante l’intera giornata sino alle ore del mattino inoltrato.

L’indagine, convenzionalmente denominata “GIULIO CESARE”, scaturiva dall’arresto di G.M., per detenzione ai fini di spaccio di 3 Kg. di cocaina, suddivisa in 3 panetti da 1 Kg cadauno, occultata all’interno di un vano appositamente ricavato nell’ autovettura, attivabile tramite un sofisticato congegno manuale ed elettronico.

Con l’ausilio delle intercettazioni telefoniche ambientali si risaliva ai vertici del sodalizio criminoso costituito da un intero nucleo familiare, quello della famiglia C. e, partendo dalla catena di comando, si perveniva all’identificazione di tutto l’ organigramma.

L’organizzazione criminale prevedeva una suddivisione di ruoli e funzioni ed era così costituita nel suo organigramma:

al vertice dell’organizzazione si erigeva C.C. detto Cacetto, già tratto in arresto da questa Squadra Mobile nel 2013 per traffico di cocaina. Un vero “capo famiglia”, nel senso criminale del termine che, usufruendo di diversi legami con la malavita romana, gestiva l’attività di reperimento della sostanza stupefacente avvalendosi del cognato G.M.,  intraneo al sodalizio al tal punto da fornire comunque un contributo indispensabile anche in regime di detenzione.

C.C., assicurava periodici rifornimenti di droga ai figli M. e S. dai quali pretendeva i pagamenti dello stupefacente, dispensando direttive e consigli secondo la sua esperienza criminale: tutelando l’operato illecito dei figli, quindi, preservava il buon funzionamento e lo sviluppo del sodalizio.

C.S. e C.M. ricoprivano ruoli apicali del sodalizio ma in posizione subordinata rispetto al padre C. poiché reclutavano giovani pusher, spesso disadattati bisognosi di guadagnare, garantendo all’occorrenza l’assistenza legale e il sostentamento economico ai “soci” arrestati. Quindi gestivano l’immissione della droga sul mercato e per fare ciò fissavano con tracotanza la centrale dello spaccio presso il comprensorio di via Don Primo Mazzolari nr. 300.

F.N., una sorta di luogotenente della famiglia C., punto di riferimento stabile e duraturo per la lavorazione, l’occultamento, la detenzione di sostanza stupefacente, la relativa contabilità e il pagamento di spacciatori e sentinelle. Veniva coadiuvato dalla convivente C.A., anch’ella figlia di C., la quale favoriva e partecipava stabilmente alle dinamiche malavitose della “famiglia”, nella consapevolezza e volontà di far parte di un’associazione “a conduzione familiare” di cui lei stessa condivideva le sorti e il programma, beneficiando dei ricavati delle vendite di droga.

G.B., moglie di C.C. e sorella di G.M., partecipava attivamente alla consorteria criminosa, poiché non era semplicemente a conoscenza dell’attività illecita della “famiglia”, ma ne garantiva la prosecuzione, consapevole di un’associazione di cui condivideva la progettualità, col preciso scopo di usufruire dei proventi illeciti. Incassava somme di danaro da debitori di droga e manteneva contatti e legami malavitosi con personaggi attigui al sodalizio.

Infine i pusher e le cd “rette” (depositari dello stupefacente), attivi presso la citata piazza di spaccio, venivano identificati in D.A., P.M., P.M., P.A. e G.F., che ricoprivano anche ruoli e mansioni interscambiabili tra gli stessi.

Il lungo e complesso lavoro investigativo (attività censorie, servizi di o.c.p., arresti, perquisizioni e sequestri) ha consentito di delineare un quadro probatorio inequivocabile. Le fonti di prova raccolte venivano oltremodo avvalorate dai numerosi sequestri di droga e armi. Nel corso delle indagini sono stati arrestati diversi spacciatori, venivano contestate violazioni amministrative agli assuntori.

Venivano sequestrati complessivamente 15 Kg di sostanza stupefacente di varia tipologia: cocaina, eroina, crack, hashish, marijuana, amnesia, metanfetamina, nonché n. 4 pistole, n. 1 giubbotto antiproiettili e numerose  munizioni.

L’attività ha coinvolto diverse province, tra cui Roma, Napoli, Firenze e Terni.

DESTINATARI DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE

1.      C.C. detto Cacetto“, in qualità di promotore del sodalizio

2.      C.S. in qualità di organizzatore

3.      C.M., in qualità di organizzatore

4.      F.N., in qualità di organizzatore

5.      G.M., in qualità di partecipe

6.      D.A. detto “er fogna, in qualità di partecipe

7.      P.M. detto “er palla” in qualità di partecipe

8.      P.M., in qualità di partecipe

9.      P.M., in qualità di partecipe

10.  G.F., detto “Francone/Zio”, in qualità di partecipe

DESTINATARI DELLA CUSTODIA CAUTELARE DEGLI ARRESTI DOMICILIARI

Le cd “donne di famiglia“, in qualità di partecipi dell’associazione.

11. G.B.

12. C.A.

La prepotenza con cui s’impossessavano di locali e appartamenti del comprensorio, nonché la spregiudicatezza con cui affrontavano le Forze dell’Ordine anche durante le indagini, palesava la loro convinzione di essere personaggi intoccabili alla stessa stregua di un sovrano con poteri smisurati: da ciò scaturiva la denominazione dell’operazione di polizia GIULIO CESARE.

Il terrore ingenerato non solo tra i residenti, ma tra gli stessi consociati, costringeva gli spacciatori arrestati al silenzio assoluto e quindi ad affermazioni del genere.. …CHE VOI CANTÀ ..! IO NON SO NIENTE, CHE VOI CANTÀ, CHE DEVO MORÌ!? MA CHE STAMO A GIOCÀ!?

La solidità di un sistema malavitoso collaudato, ritenuto indissolubile, nonché l’indeterminatezza del programma criminoso ideato dagli esponenti apicali dell’organizzazione, generava l’arrendevolezza dei consociati e la convinzione che nulla poteva cambiare : PUÒ ZOMPARE QUALCUNO, MA NON IL SISTEMA

L’esecuzione dell’operazione ha richiesto complessivamente l’impiego di oltre 100 agenti della Polizia di Stato.

Durante l’esecuzione, nel complesso abitativo oggetto di interesse investigativo, da una delle palazzine venivano lanciati numerosi vasi e gabinetti contro gli operatori di Polizia, al fine di interrompere e ostacolare l’attività in corso.

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