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Dalla Russia un farmaco per la cura del Covid-19. Il nuovo medicinale potrà essere utilizzato per curare pazienti affetti da Coronavirus, indipendentemente dalla gravità delle loro condizioni di salute

Coronavirus, la situazione di oggi in Italia: calano ancora i contagiati 30 maggio 2020

L’Agenzia federale di biologia medica della Federazione Russa ha annunciato di aver elaborato un farmaco per il trattamento del Covid-19 basandosi sui principi attivi della Meflochina, utilizzata per combattere la malaria. Nel comunicato si specifica che l’elaborazione del medicinale è stata effettuata presso il centro scientifico Farmzashita con l’ausilio di dati provenienti da Cina e Francia.

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“Il farmaco blocca con un alto grado di selettività l’effetto citopatico del coronavirus, impedendo la sua riproduzione; inoltre l’azione immunosoppressiva della Meflochina impedisce eventuali reazioni infiammatorie causate dal virus. L’aggiunta di antibiotici macrolidi e di penicillina sintetica non solo neutralizza l’insorgenza di un’infezione batterica ma permette anche di incrementare la concentrazione di antivirale nel sangue e nei polmoni”, ha riferito la direttrice dell’Agenzia Veronika Skvortsova.

La Meflochina, si precisa inoltre nel comunicato, verrà impiegata per la realizzazione di un preparato efficace per la profilassi. Secondo l’esperta, il nuovo medicinale potrà essere utilizzato per curare pazienti affetti da Covid-19 indipendentemente dalla gravità delle loro condizioni di salute.

La scorsa settimana  il Ministero della Salute di Mosca ha reso noto che un gruppo di scienziati russi dell’Istituto Smorodintsev di San Pietroburgo è riuscito ad effettuare la sequenziazione completa del genoma del nuovo coronavirus cinese. Contestualmente, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, l’agenzia federale russa per la difesa dei consumatori ha annunciato che hanno già avuto inizio le prime sperimentazione sul vaccino per il nuovo coronavirus cinese.

Il preparato è stato messo a punto “nel minor tempo possibile” dal Centro statale di virologia e biotecnologie Vector e, stando a quanto riportato, gli scienziati avrebbero già dato il via ai primi test sull’immunogenicità su degli animali, tra cui anche le scimmie.

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