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Rifiuti, Movimento Rifiutiamoli: “‘L’assenza di programmazione toglie il fiato alle comunità”. Parole anche su quello che sarà l’impianto di Colleferro

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Rifiuti, politica e quello che dovrà essere l’impianto di Colleferro. Ecco la nota stampa del Movimento Rifiutiamoli:

Gli impianti sono in sofferenza e obsoleti, la raccolta differenziata cresce di pochi punti, i cassonetti sono stracolmi e molti territori rimediano a questa crisi. La chiamano emergenza, ma la questioni dei rifiuti a Roma è una costante, un evento ciclico che avvelena tanti quartieri e tante città.
Annunciato l’approdo del piano dei rifiuti in Consiglio Regionale, per ora si sono viste solo generiche linee guida.

Il viaggio dei rifiuti e l’impianto previsto a Colleferro 

L’anno scorso più di 300 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati di Roma Capitale sono stati portate in altre province, regioni e oltre i confini italiani.
L’ultimo rapporto Ispra ci ricorda che Roma, nel 2017 ha inviato 51 mila tonnellate di rifiuti in Austria. Il direttore generale dell’Arpa Lazio Marco Lupo, durante l’audizione della commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti dell’11 giugno, ha spiegato che nei primi mesi del 2019, dopo l’incendio al Tmb Salario, i rifiuti della città metropolitana di Roma hanno saturato una quota compresa tra il 40% e il 70% della capacità dei tre Tmb nelle province di Viterbo, Latina e Frosinone. Nelle ultime settimane, i guasti e il fermo al Tmb di Rocca Cencia hanno peggiorato ulteriormente la situazione, arrivando così a individuare altre aree per il trasbordo e la trasferenza dei rifiuti, come Saxa Rubra e Talenti.

In questi stessi giorni una serie di giornali, tra cui il Messaggero hanno parlato di un TMB da realizzare a Colleferro, generando confusione tra i lettori e i cittadini.  A Colleferro infatti non è previsto alcun Tmb. I giornali fanno riferimento all’impianto di recupero di materia, da 500 mila tonnellate, contenuto nelle linee guida per il piano rifiuti presentante a fine gennaio scorso, che dovrebbe ricevere i materiali provenienti da tutti i TMB del Lazio per trasformarli in materia prima seconda. Uno scenario, anche questo, che non accettiamo per molte ragioni, già ampiamente spiegate in un’altra nota stampa.

La cabina di regia non si è mai riunita.  Manca la politica e il coinvolgimento dal basso

La chiamano emergenza, eppure non è stata mai gestita con uno stato di crisi. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati soltanto da rimpalli di responsabilità tra Regione e Campidoglio. Rimpalli che hanno generato uno stallo, che non ha potuto far altro che peggiorare la situazione sia nei Municipi della Capitale che nei territori costantemente a servizio del ciclo dei rifiuti di Roma.
E mentre continuano le polemiche tra Roma e Regione, mentre l’attenzione resta puntata soltanto al degrado dei quartieri e ai cassonetti pieni, i contratti e gli accordi per inviare i rifiuti nelle altre regioni arrivano a scadenza. Sta per terminare anche l’utilizzo del centro di trasferenza di Ponte Malnome (sarà operativo fino al 30 giugno) e, soprattutto, restano pochi mesi di vita alla discarica di Colleferro. La cabina di regia, istituita dal Ministero dell’ambiente lo scorso agosto avrebbe dovuto far comunicare Virginia Raggi con Nicola Zingaretti, per arrivare a delle soluzioni e per progettare un ciclo virtuoso dei rifiuti.
Ma così non è stato, questa cabina di regia non esiste, non si mai riunita. E la conferma arriva proprio dalla Sindaca di Roma che, durante la commissione bicamerale sui rifiuti, ha detto che non c’è mai stato alcun incontro politico della cabina di regia. Così, questa assenza di programmazione lascia un disastro collettivo sulle strade di Roma e su tanti territori.  

Mobilitazioni e lotte hanno fermato discariche e impianti dannosi per la salute e l’ambiente, non si fermeranno sulla soglia dei luoghi dove si decide il destino dei territori.

Come movimento ambientalista continuiamo a dire che questo disastro potrà essere fermato soltanto con una pianificazione effettiva di tutto il ciclo dei rifiuti, con il coinvolgimento strutturato nel processo decisionale delle amministrazioni locali, soprattutto di comitati ed associazioni che operano e hanno lottato nei territori coinvolti: in contraddizione evidente con il comportamento tenuto sino ad oggi da Campidoglio e Pisana.

La nostra lotta contro la riapertura degli inceneritori e le mobilitazioni contro il Tmb Salario – finalmente dichiarato chiuso per sempre – insegnano che si può vincere, contrastando l’attuale ciclo dei rifiuti della Capitale, mettendo al centro il diritto alla salute, la vivibilità dei propri luoghi e la giustizia ambientale, con la partecipazione e la mobilitazione.

La permanenza del presidio di Rifiutiamoli al quartiere Scalo è il segno della mobilitazione che continua, sino alla chiusura della discarica, sino allo smantellamento definitivo degli inceneritori sino alla definizione puntuale di un nuovo Piano Regionale dei Rifiuti che chiuda definitivamente con l’era delle discariche e degli inceneritori.

Il movimento Rifiutiamoli nasce dalla tradizione di lotta sui temi ambientali di tutta la Valle del Sacco, ne ha rinnovato organizzazione e capacità di incidere sul territorio. Il contesto locale e quello globale in cui ci troviamo a lottare richiedono sempre maggiore determinazione, competenza e capacità di coordinamento sempre più estese.

Con questa consapevolezza, domenica 7 luglio a due anni di distanza della mobilitazione, che ha portato in piazza migliaia di cittadini contro la riapertura degli inceneritori, ci ritroveremo a ragionare del futuro dei territori, nel contesto di una crisi, ma anche di una mobilitazione globale, per tessere relazioni sempre più strette tra comitati e associazioni, ma anche rappresentanti delle comunità schierati dalla stessa parte.

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