L'Editoriale Artena, Angelini annuncia le perimetrazioni. Equi Diritti: "Un esempio per le comunità"

Published on giugno 16th, 2017 | by Alessandro Coltrè

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Artena, voci di un paese che si sta sgretolando

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Dedicare del tempo al nostro paese mi piace, le mie energie sono concentrate sul centro storico. Partecipare ad associazioni, gruppi o progetti comuni significa investire tempo per il futuro della comunità.

Alessandra Benigni – attivista del Comitato Centro Storico di Artena – racconta il suo impegno per il centro storico. Lei e suo marito Marco, giovane coppia artenese che ha deciso di vivere su al paese,  sono convinti che il centro storico rappresenti l’essenza di Artena.

Il centro storico ha molte carenze in termini di servizi e anche di attenzioni da parte di istituzioni e comunità – continua Alessandra – c’è molto lavoro da fare, bisogna costruire il futuro sociale, culturale, economico e turistico, avendo cura del territorio che ci ospita.

Il Comitato Centro Storico è un gruppo consistente che negli anni ha dimostrato di aver voglia di fare e di saper fare. Da diversi anni organizza la giornata ecologica: ogni estate una squadra di trenta persone rivaluta l’intero borgo, accomodando vicoli, strade e giardini. Il comitato organizza inoltre il contest “balconi fioriti”, un modo per incentivare i residenti ad abbellire le antiche abitazioni con i colori di fiori e piante.

Alessandra ha le idee chiare, ha una visione per il paese: L’agricoltura, la pastorizia, l’artigianato, la tutela e la promozione dell’esistente: questo per me è la soluzione per il futuro del territorio, non credo che il futuro di Artena dipenda dalle fabbriche o da nuove zone commerciali.

Chi abita al centro storico ha una percezione differente delle peculiarità di Artena perché ne sa cogliere le potenzialità e la bellezza, avendo in mente anche fragilità e pericoli di queste particolarità. E’ un’analisi profonda che manca alle istituzioni e al resto dei cittadini che vivono il centro storico pochi giorni l’anno, quasi percepissero Montefortino come una realtà a sé, un altro paese dove passare qualche ora.

Questo senso di comunità frammentato non aiuta a preservare il centro storico non carrozzabile più grande d’Europa e tentare di riprendersi un territorio, cominciando dalla cultura, dal sociale e dalla partecipazione dal basso, non è un’impresa facile.

L’Arci Montefortino ’93 in quest’impresa ci si è buttata a capofitto garantendo al centro storico, nella sua sede a Via del Municipio, un presidio culturale ed educativo.

Negli anni precedenti ci si era concentrati molto su incontri di carattere culturale, scrittori famosi, nomi importanti del giornalismo (primo tra tutti Oliviero Beha recentemente scomparso), spiega Mino Massimei, presidente del circolo Arci – ora ci si è calati nei problemi di questa comunità di ogni giorno. Le istituzioni molto spesso sono assenti sulle tematiche sociali, schiacciate da assenze strutturali di fondi, incapacità amministrative e poca voglia di confrontarsi con le tematiche più complesse della società. Ma, al di là di tutto, quello che conta sono i risultati del lavoro che si fa: poter vedere che alla fine dell’anno un ragazzo o una ragazza che hai seguito nel doposcuola ce la fa, offrire una formazione di alta qualità nella lingua inglese e spagnola e vedere molti ragazzi che in questi anni hanno preso le varie certificazioni linguistiche, i gruppi musicali del comprensorio che vengono da noi a provare, tirocini formativi retribuiti per ragazzi e persone con disabilità, l’essere un punto di riferimento per gli altri. Tutto il resto diventa chiacchiericcio indistinto, musica di sottofondo.

C’è chi valorizza il dialetto facendo spettacoli in artenese, chi sta rivalutando la villa borghese con mezzi propri, riconsegnando percorsi sportivi e vecchi sentieri, chi si oppone alla centrale biometano da 70 mila tonnellate, chi protegge l’area archeologica di Piana Civita dalle intemperie e dall’abbandono.

 Scoprire di non essere sola nei miei malesseri, nel lottare contro quello che non ritengo giusto, mi ha aiutata a indirizzare la mia rabbia…cercando di fare qualcosa di buono, nel mio piccolo…ma qualcosa. Parole di Katiuscia Pellegrini dell’associazione genitori Artena. L’ associazione sono due anni e mezzo che si scontra, interagisce, si confronta con la realtà artenese. Che si parli di scuola, d’ambiente o delle opportunità di crescita di questo paese, non ci siamo mai tirati indietro…

Se non ci fossero L’Arci, gli scout, il comitato centro storico, il LiveArt, l’associazione genitori e tante altre realtà che spontaneamente e  gratuitamente s’impegnano per il bene comune, Artena resterebbe sola, in un deserto culturale prima che politico.  Resterebbe senza difese in balia di personaggi pronti a depredarla – mentre sfrontatamente professano di amare il paese – e a spartirsela tra cugini, parenti e amici di contrada.

Il patrimonio naturalistico, artistico e culturale è parte integrante e sostanziale di Artena eppure continua ad essere saccheggiato, subisce e paga da anni l’attacco di gruppi di potere, per lo più palazzinari, esponenti dell’imprenditoria locale che hanno cementato sul territorio una loro influenza promettendo posti di lavoro, favori e poltrone politiche.

Il centro storico è Artena, eppure sembra soltanto l’’immagine al solo scopo illustrativo di un paese che, non sta risorgendo dalle ceneri ma si sta sgretolando.

 

 

 

 

 

 

 

 


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One Response to Artena, voci di un paese che si sta sgretolando

  1. Grazie per aver nominato TUTTE le associazioni che contribuiscono​ al bene comune.

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